- 8,8 volte l’EBITDA, il multiplo mediano rilevato nel secondo trimestre 2026 sulle acquisizioni di maggioranza di PMI non quotate dell’area euro 1
- Nello stesso campione i fondi hanno pagato 10,2 volte, gli acquirenti industriali 7,9 1
- 11,6 volte, il multiplo medio delle operazioni di private equity in Italia nel 2025 2
- 10,7 volte, il multiplo delle società quotate europee con EBITDA positivo a gennaio 2026 3
È la domanda che ogni imprenditore si fa, di solito quando qualcuno bussa con un’offerta. La risposta onesta è un intervallo, che dipende da chi compra, dal perché compra e da come paga. I quattro numeri qui sopra misurano la stessa cosa, il rapporto fra il valore di un’azienda e il suo margine operativo lordo, e divergono perché guardano mercati diversi.
Tre fonti, tre mercati
L’Argos Index, calcolato con Epsilon Research, segue le acquisizioni di maggioranza di società non quotate dell’area euro di dimensione compresa fra 15 e 500 milioni di euro. Nel secondo trimestre 2026 il multiplo mediano è salito a 8,8 volte l’EBITDA. I fondi hanno pagato 10,2 volte e gli industriali 7,9, anche perché nel primo semestre il 58% delle operazioni dei fondi riguardava settori a multipli alti come software, sanità e servizi alle imprese, contro il 35% degli industriali. Il 27% delle operazioni è stato chiuso sotto le 7 volte 1.
Il Private Equity Monitor della LIUC, che censisce le operazioni dei fondi in Italia, indica per il 2025 un multiplo medio di 11,6 volte, contro 11,1 dell’anno prima. Nello stesso anno l’84% degli investimenti ha riguardato imprese con meno di 60 milioni di fatturato 2. È una media, e le medie risentono delle operazioni più grandi.
Le società quotate sono un’altra cosa ancora. Nei dati che Aswath Damodaran aggiorna ogni gennaio, le società europee con EBITDA positivo valevano nel complesso 10,7 volte, con forti differenze fra settori. 12,4 l’alimentare trasformato, 15,0 i macchinari, 9,7 ingegneria e costruzioni 3. Sono prezzi di azioni liquide di gruppi grandi. Applicarli così come sono a una PMI è un errore.
I metodi di chi compra
In Italia il riferimento professionale sono i Principi Italiani di Valutazione dell’Organismo Italiano di Valutazione. La nuova edizione, varata nel 2026, si applica dal 1° gennaio 2027 e dedica principi specifici alle configurazioni di valore, agli approcci di valutazione e ai premi e sconti 4. Nella pratica di un’acquisizione i metodi che contano sono tre.
I multipli. Si prende l’EBITDA, lo si moltiplica per un multiplo ricavato da operazioni o società comparabili e si ottiene il valore dell’azienda nel suo insieme, l’enterprise value. È il più usato nelle trattative perché è rapido e parla la lingua dei compratori. Il limite è la scelta dei comparabili.
Il flusso di cassa scontato, o DCF. Si stimano i flussi di cassa che l’azienda genererà negli anni e li si riporta a oggi con un tasso che misura il rischio. È il metodo più rigoroso e il più sensibile alle ipotesi. Una piccola variazione del tasso o della crescita di lungo periodo sposta molto il risultato, e spesso gran parte del valore sta negli anni oltre il piano. Per questo, secondo noi, serve soprattutto a mettere alla prova il piano e i multipli.
I metodi patrimoniali. Partono dal valore corrente delle attività meno le passività. Servono per le società immobiliari e per quelle che rendono poco rispetto a ciò che possiedono, e danno un pavimento sotto cui un venditore non dovrebbe scendere.
Perché l’EBITDA va normalizzato
Un compratore non paga l’EBITDA del bilancio, paga quello che l’azienda produrrà nelle sue mani. Per questo lo ricostruisce. Toglie i ricavi e i costi che non si ripeteranno, come un contributo straordinario o una causa chiusa. Riporta a valori di mercato il compenso del titolare e l’affitto dell’immobile di famiglia. Isola le spese che non riguardano l’attività.
Ogni rettifica pesa per il multiplo. Con un multiplo di 8, centomila euro di EBITDA in più o in meno valgono ottocentomila euro di prezzo. Per questo conviene fare la normalizzazione prima di presentarsi, con documenti che la sostengano, invece di subirla durante la due diligence.
Dal valore dell’azienda al valore delle quote
L’enterprise value è il valore dell’azienda per tutti i finanziatori. All’imprenditore interessa il valore delle sue quote, che si ottiene sottraendo la posizione finanziaria netta, cioè i debiti finanziari meno la liquidità. Due aziende con lo stesso EBITDA e lo stesso multiplo possono valere per i soci cifre molto diverse.
Nelle trattative, poi, la lista dei debiti si allunga. Il compratore tende a considerare tali anche il trattamento di fine rapporto, le imposte arretrate, i dividendi deliberati e non pagati. Anche il capitale circolante entra nel conto, perché di solito si concorda un livello normale e ogni scostamento corregge il prezzo.
Valore e prezzo
Il valore è una stima. Il prezzo è quello che due parti firmano. I principi di valutazione distinguono la prospettiva dei partecipanti al mercato da quella di uno specifico partecipante 4, e già l’edizione precedente separava il valore di mercato dal valore negoziale equitativo, che tiene conto dei vantaggi e degli svantaggi delle due parti 5. Un concorrente che risparmia costi o un fondo che costruisce un gruppo può pagare più del valore di mercato. Un acquirente unico, senza alternative al tavolo, tende a pagare meno.
Conta anche come si paga. Un prezzo con una parte rinviata, legata ai risultati futuri o da reinvestire, vale meno dello stesso prezzo pagato tutto al closing.
Gli errori più frequenti
Applicare un multiplo letto sui giornali o di una società quotata, senza chiedersi da quale mercato viene.
Valutare sull’anno migliore invece che su un EBITDA che si ripete.
Confondere il valore dell’azienda con quello delle quote, dimenticando debiti e voci che il compratore tratterà come tali.
Costruire un DCF su un piano che nessuno in azienda ha davvero scritto.
Fissarsi su una cifra prima di sapere chi può comprare e perché.
La nostra lettura
Una valutazione fatta prima di vendere non serve a fissare il prezzo. Serve a sapere dove si è forti, dove si è deboli e quali numeri vanno sistemati, con il tempo per farlo. Il prezzo lo fa il confronto fra compratori, e secondo noi il modo più affidabile per scoprire quanto vale un’azienda è metterne più d’uno attorno allo stesso tavolo, con i numeri già in ordine.
Metodo. Multipli presi solo da fonti aperte, ciascuna con il suo perimetro, rilette il 24 ottobre 2026. I PIV 2026 sono consultabili sul sito dell’OIV ma non scaricabili, e ne abbiamo letto l’indice e l’introduzione.
Fonti
- Argos Fund ed Epsilon Research, «Argos Index mid-market, secondo trimestre 2026», edizione italiana, settembre 2026, pp. 2-4 e nota metodologica. https://argos.fund/wp-content/uploads/2026/09/ARGOS-INDEX-Q2-2026_IT.pdf
- LIUC Business School, «Private Equity Monitor Italia 2025», rapporto annuale, principali risultati pp. 9-11. https://www.liucbs.it/wp-content/uploads/osservatorio/8748/Rapporto-PEM_2025.pdf
- Aswath Damodaran, NYU Stern, «Enterprise value multiples», Europa, foglio «Industry Averages», aggiornato al 05/01/2026, colonna delle società con EBITDA positivo. https://pages.stern.nyu.edu/~adamodar/pc/datasets/vebitdaEurope.xls (pagina dei dati https://pages.stern.nyu.edu/~adamodar/New_Home_Page/data.html)
- Fondazione OIV, «PIV, Principi Italiani di Valutazione, Edizione 2026», pagina di presentazione e indice del volume (principi I.6, I.7, I.13, I.16). https://www.fondazioneoiv.it/piv/ e https://www.sfogliami.it/fl/331518/bg1gy2s9by8gvfb8613s32r1pt7k2q9
- Lucia Recchioni, «Maggiore affidabilità delle valutazioni con i PIV», EC News, 15/03/2017, sulle configurazioni di valore del principio I.6.2 dei PIV 2015. https://www.ecnews.it/fiscale/fisco-e-patrimonio/operazioni-straordinarie/maggiore-affidabilita-delle-valutazioni-piv/
Analisi basata su fonti pubbliche. Non costituisce consulenza in materia di investimenti.
