Vai al contenuto
ITEN
Approfondimenti · Osservatorio Sud n. 1 · Ottobre 2026 · 5 minuti

Al Sud si investe. Il capitale di rischio arriva ancora poco

Crescita, ZES Unica e private equity nel Mezzogiorno, sui dati del 2025 e del primo semestre 2026

A cura di Renovarum Capital
Analisi su fonti pubbliche
+7,7%

il PIL del Mezzogiorno fra il 2019 e il 2024, contro il +5,8% dell’Italia 1

oltre 7,3 miliardi

di investimenti attivati nel 2025 con il credito d’imposta della ZES Unica 1

8%

delle operazioni di private equity e venture capital in Italia nel 2025 al Sud e nelle Isole 2

3%

del capitale investito, dal 6% del 2024 2

8%

delle società quotate su Euronext Growth Milan ha sede in Campania 4

Due numeri del 2025, messi uno accanto all’altro, raccontano il Mezzogiorno meglio di molte analisi. Con il credito d’imposta della ZES Unica le imprese del Sud hanno attivato oltre 7,3 miliardi di investimenti, più di due miliardi in più dell’anno prima 1. Nello stesso anno le regioni del Sud e le Isole hanno ricevuto il 3% del capitale che i fondi di private equity e venture capital hanno investito in Italia 2.

Le imprese meridionali stanno comprando macchinari, ampliando stabilimenti, assumendo. Il capitale di rischio, quello che entra nel capitale di un’azienda e ne accompagna la crescita, le raggiunge ancora poco. Questo Osservatorio nasce per seguire quella distanza con dati pubblici e per capire dove si sta chiudendo.

Un Sud che cresce più della media

Il Check-up Mezzogiorno 2025 di Confindustria e SRM, il centro studi del gruppo Intesa Sanpaolo, descrive un’economia in recupero. Fra il 2019 e il 2024 il PIL del Mezzogiorno è cresciuto del 7,7%, contro il 5,8% della media italiana. Nel 2024 la crescita è stata dello 0,7%, in linea con il resto del Paese. Il PIL per abitante è salito a 22 mila euro, ancora lontano dai 33 mila della media nazionale 1.

Cambia anche la forma delle imprese. Le società di capitali sono aumentate del 4%, un segnale di struttura più robusta. L’export resta il punto debole. Nel 2025 ha mostrato una fase di fiacchezza, con la manifattura che vale oltre il 93% delle esportazioni meridionali 1.

La ZES Unica, la leva che sta funzionando

Il dato più forte del rapporto riguarda la Zona economica speciale unica. Nel 2025 le domande per il credito d’imposta sono state 10.493, il 52% in più del 2024, per un credito richiesto di 3,64 miliardi e investimenti complessivi oltre i 7,3 miliardi. La Campania da sola vale circa il 37% degli investimenti, quasi 2,7 miliardi, e circa il 39% del credito richiesto. Seguono Sicilia e Puglia. Fra le spese prevalgono i macchinari, cioè capacità produttiva 1.

Anche le autorizzazioni uniche raccontano un sistema che si muove. A inizio 2026 erano più di mille, collegate a circa 6 miliardi di investimenti diretti e a oltre 17 mila nuovi posti di lavoro, con Campania e Puglia che ne concentrano circa due terzi. L’agroalimentare pesa per il 23% delle autorizzazioni, l’elettronica e l’ICT per il 14%. Biotech, aerospazio e ferroviario restano marginali, e gli autori ne concludono che la ZES sta rafforzando le filiere già presenti più che aprirne di nuove 1.

Il capitale di rischio, ancora al Nord

Il quadro cambia quando si passa al private equity. Secondo AIFI e PwC, nel 2025 il 74% delle operazioni realizzate in Italia ha riguardato aziende del Nord, il 18% del Centro e l’8% del Sud e delle Isole, la stessa quota del 2024. In termini di capitale la distanza si allarga. Il Nord ha attratto il 76% delle risorse, il Centro il 21%, il Sud e le Isole il 3%, metà del 6% dell’anno prima 2. La sola Lombardia vale il 47% delle operazioni 3.

Il primo semestre del 2026 dà un segnale in controtendenza, da prendere con prudenza perché si tratta di sei mesi. Delle 258 operazioni realizzate in Italia, sulle 291 censite da AIFI nel semestre, 26 hanno riguardato il Sud e le Isole, il 10% 5. Saranno i dati sull’intero 2026 a dirci se è l’inizio di qualcosa.

Sul listino delle PMI la presenza meridionale è meno timida. La Campania ospita l’8% delle società quotate su Euronext Growth Milan, terza regione dopo Lombardia, con il 39%, e Lazio, con il 10% 4.

Perché la distanza ci interessa

Quello che segue è la nostra lettura, e la scriviamo come tale.

Un’impresa che investe in macchinari con un credito d’imposta e con il debito bancario sta crescendo. Molte di queste imprese, fra qualche anno, avranno bisogno di altro. Capitale per comprare un concorrente, un socio per affrontare il passaggio generazionale, una struttura finanziaria che regga un mercato estero. Sono le operazioni che i fondi fanno ogni giorno in Lombardia e che al Sud arrivano ancora con il contagocce.

Le ragioni, per come le vediamo, sono tre. La distanza fisica e di relazione fra chi gestisce i capitali e chi guida le imprese, che si legge nel peso della sola Lombardia. La dimensione, perché molte aziende meridionali sono sotto la soglia che un fondo considera. E la preparazione, perché un bilancio pensato per il fisco e per la banca non è ancora un bilancio pronto per un investitore.

Nessuna delle tre è una condizione permanente. Per questo apriamo un Osservatorio, che aggiorneremo quando AIFI pubblicherà i nuovi dati.

Che cosa seguiremo

Aggiorneremo le stesse grandezze a ogni nuovo dato, così da poterle confrontare nel tempo. La quota di operazioni e di capitale di private equity al Sud. Gli investimenti attivati con la ZES Unica. Le società meridionali su Euronext Growth Milan e le nuove quotazioni. E, quando i dati lo permetteranno, un elenco delle operazioni di M&A annunciate pubblicamente su imprese del Mezzogiorno, con la fonte di ciascuna.

Metodo. Solo fonti pubbliche, pubblicate fra gennaio e settembre 2026 e rilette il 24 ottobre 2026. Le quote regionali AIFI sono calcolate sulle operazioni realizzate in Italia.

Fonti

  1. Confindustria e SRM, «Check-up Mezzogiorno 2025», 05/02/2026. Pagina https://www.confindustria.it/documenti/check-up-mezzogiorno-2025/ e PDF https://public.confindustria.it/repository/2026/02/05103004/documenti-bozza-automatica-CheckUp_2025.pdf. Sintesi di Intesa Sanpaolo Research, aggiornata il 05/02/2026: https://group.intesasanpaolo.com/it/research/area-media/macro-italia/2026/check-up-mezzogiorno-crescita-sud-srm
  2. AIFI e PwC, «Il mercato italiano del private equity e venture capital» 2025, pp. 22-23 e grafici 25-26, allegato al comunicato del 23/03/2026. https://www.aifi.it/it/comunicati-stampa/nel-2025-cresce-il-venture-capital-tiene-il-private-equity-calano-le-infrastrutture
  3. AIFI, comunicato del 23/03/2026 (stesso URL), ripreso da Teleborsa. https://www.teleborsa.it/News/2026/03/23/aifi-nel-2025-cresce-il-venture-capital-soffre-il-private-equity-e-calano-le-infrastrutture-91.html
  4. MF Newswires, dati Osservatorio ECM di IR Top al 31/12/2025, 07/01/2026. https://www.milanofinanza.it/mfnewswires/egm-presenti-213-aziende-e-in-2025-22-ipo-con-126-2-mln-euro-raccolti-ir-top-202601071748071441
  5. AIFI, comunicato sul primo semestre 2026, 21/09/2026, allegato PDF p. 3. https://www.aifi.it/it/comunicati-stampa/private-equity-e-venture-capital-nel-primo-semestre-2026-gli-investimenti-si-attestano-a-51-miliardi-in-linea-con-lanno-precedente-cala-la-raccolta-a-674-milioni-di-euro--60

Analisi basata su fonti pubbliche. Non costituisce consulenza in materia di investimenti.

Un primo incontro

Raccontaci la tua esigenza scrivendo a info@renovarum.com.

Il tuo messaggio sarà seguito direttamente dai Managing Partner, con la discrezione che ogni progetto richiede.

Parla con un Advisor